L'improbabile non è impossibile

"È nei nomi che noi pensiamo"

Hegel

Graffitare è riappropiarsi del segno.. scritto, tramandato, evocato.. il segno rappresenta
l’estremo baluardo del vivere in difesa della sua testarda marginalità.. è tensione alla irrisolta
decodifica dell’agire, sospeso, (suo malgrado), tra significante e significato.. è dare voce alla
gioia, alla speranza, al dolore.. è Sperimentazione.. visiva, acustica.. Opposizione al rumore
prodotto dal mestiere di vivere nelle sue ingenue e disorganizzate forme..
Ci facciamo da anni testimoni della possibilità di una provocazione linguistica che “flirtando”con
l’atto di acquisto si faccia “progetto di diagnosi” e possibilità di riflessione sulle forme
dialettiche cui si è inavvertitamente legata attraverso il suo temporaneo possesso, provando a
rileggere l’immorale corto circuito emotivo creato tra l’acquisizione di un bene e il suo consumo..
Per una nuova e differente interpretazione del nostro agire,per favorire una visione alternativa
e speculare della “socialdemocrazia da aggregazione” espressa attraverso l’acquisto di un
prodotto feticcio..
Perchè ci sia vita in un incarto stropicciato che finisce nel cestino..

 

Un Attimo by Frankestein
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