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Act Festival
21
Nov

ACT Festival: quando il digitale incontra l’arte

A Gwangju, nella Corea del Sud, dal 25 al 28 Novembre avrà luogo il neonato Festival autunnale ACT Festival, un programma dinamico che riunisce i migliori talenti asiatici e internazionali per condividere, collaborare e ispirare.
ACT Festival produce, mostra e diffonde il lavoro innovativo che impiega l’uso creativo della tecnologia emergente, la diversità culturale, e tradizione asiatica. Offrendo una piattaforma agli artisti, ai designer, a ingegneri e ricercatori per sviluppare idee e nuove operazioni culturali, ACT è un’interfaccia multiculturale che promuove la conoscenza e l’abilità di scambio tra creativi in Asia e nel resto del mondo; il paradigma artistico difatti sta cambiando, e c’è bisogno di delineare quali siano i nuovi principi guida dell’era digitale nell’arte.
“Nothing quite beats meeting, learning, and sharing knowledge face to face”
è uno degli spunti di riflessione da cui sono partiti gli organizzatori che hanno dato vita a questo nuovo Festival.
Una compagine ed un team tutto internazionale: lo scambio e il dialogo avvengono anche al momento della creazione del Festival stesso. Gli operatori sono infatti di Berlino, Toronto, Londra e naturalmente Gwangju, Paese ospitante.
L’aria internazionale si deve respirare, le prospettive diverse si devono incontrare: saranno più di 60 gli artisti provenienti da tutto il mondo (tra i quali spicca Carsten Nicolai) che animeranno l’ACT Center, il cuore dell’evento.
Anche la scelta del luogo riflette una decisione accurata e consapevole da parte degli organizzatori: ACT center è parte dell’Asian Culture Center.
Un centro amministrato dal governo coreano, uno spazio dove dialogano e convivono diverse istituzioni, ognuna mantenendo la sua indipendenza ma dando origine ad un’unica entità, compatta.
Un centro che intende mettere in comunicazione l’Asia e la sua espressione artistica e culturale con il resto del mondo.
Non a caso, questo spazio è stato identificato come rappresentante la rivolta democratica del Paese.
Sempre di dialogo si parla, politica e dialogo direbbe Habermas: qui il dialogo è la spinta necessaria per comprendere la relazione uomo-macchina nell’arte, per interrogare le discipline e gli strumenti dell’arte digitale.
Il Festival, infatti, ha un forte intento pedagogico: avvia una riflessione che indaghi come e cosa sta cambiando e che sia parallela al fare, all’uso e alla scoperta incessante delle tecnologie nell’arte, perché, aggiungono sempre gli organizzatori,
“Making begins in the mind’s eye – with the visualization of an idea.”
Diffonde conoscenza e competenza: mostra le opere realizzate dai grandi artisti contemporanei, ma le indaga con coscienza.
Share, collaborate and inspire” è quindi l’intento ultimo dell’ACT Festival: scardinare l’ordinario, fare rumore, generare un terremoto che con un forte sconquasso dia carica e nuova spinta al concepimento di idee e categorie utili a indagare questo ambito artistico.
E non a caso, infatti, la kermesse avrà luogo a Gwangju che significa “La città della Luce”, perché si vuole far luce, fermarsi e illuminare sapientemente ciò che evolve e cambia troppo rapidamente: un momento per fermarci e fare il punto della situazione.

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