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L'attimo è nel caos.
28
Dic

Artist of the lunedì: Joan Cornella

Joan Cornella è uno di quegli artisti che ti fa incazzare, se non hai il black humor nel sangue non fa per te.
Ho conosciuto le opere del barceloneta su facebook, il mio amico mattia ha fatto un periodo di condivisione aggressiva delle sue bande illustrate, che trattano preti, sperma, ku klux klan e situazioni orripilanti.

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Fumetti così ‘cattivi’, sbagliati, eppure così divertenti. Vorrei odiarlo, ma non riesco, non riesco a odiare un artista che disegna delle ragazzine innocenti spararsi l’eroina nel braccio.
L’illustratore spagnolo ha praticamente conquistato l’internet con una viralità di uno scoop, solo che le sue non sono news sulle zinne rifatte, bensì illustrazioni macabre che hanno fatto raggiungere alla pagina facebook un milione di likes; ovviamente la gente del web lo considera un potenziale serial killer con un’infanzia problematica, un pervertito, e quant’altro. Quello che ho visto io è una mente geniale, e quelle che seguono sono le sue risposte geniali all’intervista.

G: credo che ogni artista porti nei propri lavori un pezzetto della sua vita, del suo passato. Quanto i tuoi lavori riflettono la tua vita?
JC: mi ritengo piuttosto scettico riguardo a quanto il mio lavoro rifletta me stesso. Per ora sono arrivato ad accettare parzialmente di essere cinico, monomaniaco, la persona migliore del mondo, una persona molto dolce, come un’auto con gli interni morbidissimi, un pacifista-fascista e un bugiardo. Il mio lavoro riflette me stesso e tutte le cazzate che dico.

G: ti ricordi il tuo primo disegno? Come hai imparato a disegnare?
JC: non mi ricordo cos’ho fatto ieri figurati se mi ricordo il primo disegno, però credo fosse fantastico. Fu mio nonno a insegnarmi a disegnare. Era un buon insegnante e un pessimo pittore, dipinse le pareti di caa mia con uno spazzolino da denti. E era daltonico.

G: nonostante i colori accesi e il tratto semplice e pulito, i tuoi fumetti sono harcore e violenti. Sembra che non ti interessi cosa sia considerato di cattivo gusto o sia moralmente sbagliato. C’è qualcosa che consideri davvero un taboo, che non disegneresti mai?
JC: non sono sicuro dei miei limiti, ma sicuramente non disegnerei uno scoiattolo che parka. E non disegnerei nemmeno blasfemie, fornicazioni, adulteri o gente alla gogna.

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G:i tuoi fumetti sono a sfondo sessuale quasi sempre. Scherzi con temi controversi come animalismo o mutilazione di genitali, e ciononostante i tuoi personaggi sembrano essere sempre consenzienti, come se gli facesse piacere. Ma a parte quello che succede nei tuoi disegni, cosa ti piace? Com’è la tua vita sessuale?
JC: mia nonna mi stuprò con un ombrello quando avevo sei anni, da quel momento riesco solo a fare sesso con donne travestite da ombrello, ed è difficilissimo trovare un costume da ombrello decente! Qualche volta realizzo che ci sono delle persone travestite da ombrello che in realtà sono bambini che provano a fare sesso con me e ovviamente chiamo sempre la polizia.ci sono troppi bambini che cercano di fornicare con adulti rispettabili, e devono essere fermati in fretta.

G: un altro elemento onnipresente nei tuoi lavori sono i personaggi sempre sorridenti e felici, anche quando stanno affrontando la morte. Credi che le persone possano essere felici qualunque cosa stia succedendo loro?
JC: la maggior parte delle pubblicità che ho visto in tv nella mia vita mostravano persone felici, con il sorriso stampato in faccia qualunque cosa stessero facendo. I miei personaggi sono automi; il tipo di automi che vedi in tv o nelle pubblicità. Puoi vedere un sacco di automi sorridenti forzati in pose, attori, politici, e celebrità di qualunque tipo. Trovo esaltanti queste facce cinicamente sorridenti. Possono essere picchiati o insultati, ma non smetteranno di sorridere.

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G:se potessi scegliere, come moriresti?
JC: morte e amore sono dei gran temi; non lo so, la gente ne parla ma non vuole parlarne troppo. Quindi se hai a che fare on questo tema, non credo tu debba prenderlo troppo seriamente. Io credo vorrei morire solo, senza soldi e senza amici. Esattamente come sono oggi.

G: se tu non fossi un artista, cosa saresti?
JC: un barbone.

gangstagrandma

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