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L'attimo è nel caos.
22
Dic

Florence + The Machine, memorie di un concerto

La metro piena. I bagarini che appaiono come funghi non appena imbocchi il ponte per arrivare al Forum. L’eccitazione delle persone, probabilmente qualcuno si ripassa le canzoni con le cuffiette e sta nel proprio, altri gruppetti di ragazze (nemmeno troppo giovani) non nascondono l’emozione per ciò che sentiranno e vedranno stasera. Forum d’Assago è il luogo, Florence + The Machine l’artista. Ho conosciuto Florence con Lungs, album d’esordio con The Machine (che poi è la band d’accompagnamento) avevo portato alla Home Visit di X-Factor la canzone ‘Girl with One Eye’. Sono sempre stata fan delle front-women; da Pj Harvey, a Janis Joplin, a Patti Smith, Kate Bush, Fiona Apple, Karen O, insomma una serie di tipe che hanno le palle. In senso figurato, ovviamente.
Non ero mai stata a un live di questa band che si presenta come una fusione dell’indie rock, suoni d’atmosfera, trombe, tamburi e arpe. È un’esperienza unica. Il pubblico li ama, il pubblico LA ama, e ieri sera ho capito perché.
In questo 2015 si sono esibiti in ogni parte del mondo, e l’Italia era l’unico paese del mondo a Mancare all’appello nel tour di Florence and The Machine; un sold out che si è trasformato in un triplo appuntamento.

Durante il live Florence racconta di tutto; di come da un hangover possa nascere una hit, di quando sua mamma insegnava e la portava da bambina in Italia (no, il nome non nasce dalla città di Firenze), delle due parole sputate che pronuncia in italiano. È una botta di vita vederla sul palco, danzare a piedi scalzi, dimenarsi al tempo della sua musica, diventare lei stessa la musica. Per chi canta ovviamente è uno smacco, perché Florence è mezzo soprano e possiede tre ottave.. una macchina. Ma non è solo quello, guardarla volteggiare immersa nella sua musica ti fa venire voglia di scavalcare tutti e raggiungerla e unirti in quelle melodie così intense da risultare tangibili. Hanno proposto una scaletta da paura, principalmente basata sull’album nuovo, con alcune reminiscenze come Dog Days Are Over e Cosmic Love. Il palco allestito con velluto rosso e una parete di paillettes argento che, muovendosi con la corrente, creavano un effetto di onde argentate molto scenico. Capisci che Florence non è come tutte le altre quando chiede al suo pubblico di ritirare i telefoni e di abbracciarsi l’un l’altro gridando ‘ti amo’: il suo non è un live, è una dichiarazione di amore nei confronti della vita. Florence non ha avuto vita facile da ragazzina, nonostante i voti a scuola fossero alti, le furono diagnosticate dislessia e disprassia, congiunte con problemi d’insonnia e depressione, e poi Florence cantava, cantava sempre e non è che questo la aiutasse nelle relazioni con i compagni di classe; si sa, i bambini a volte sono terribili. La musica non ha mai abbandonato questa bambina rossiccia, che si è dedicata completamente alla musica dopo aver studiato al College di Arte di Cambridge; inizialmente Florence faceva parte di una band alternative hip hop e blues, gli Ashok, fino a quando non si sentì nella band sbagliata al momento sbagliato.

Il nome Florence and the Machine ebbe origine come uno scherzo fra di noi fuggitoci di mano. Componevo musica con la mia amica, che si chiama Isabella Machine per la quale io ero Florence Robot. Un’ora prima del mio primo concerto, ancora non avevo un nome, così ho pensato “Va bene, sarò Florence Robot/Isa Machine”, prima di realizzare che quel nome fosse troppo lungo esso mi fece diventare matta.

Dal loro ultimo album ‘How Big, How Blue, How Beautiful’, è tratta una traccia omonima. Il forum in quel momento di è tinto di azzurro, il pubblico sventolava palloncini blu, illuminati dallo schermo del cellulare. È stato in quel momento che ho capito cosa fa Florence alla gente: la strega, attrae le persone in un viaggio fatto di luci, colori, susseguendosi poi Long & Lost, What Kind of man e Spectrum, Dog Days Are Over in mezzo a braccialetti luminosi tutti colorati, per poi tornare in un fascio di luce rossa a salutarci con altri due brani.
Avevo le lacrimucce, come sempre, ma questa volta è stato diverso, è stato un concerto meno intimo ma spettacolare, dove luogo e artista coesistevano in armonia e coinvolgevano il pubblico in un’atmosfera empatica. Florence ha imparato a dire ‘fragola’ e io ho imparato che da grande voglio fare la frontwoman.

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