Blog Graffiti

L'attimo è nel caos.
Alessandro Vairo
15
Dic

Il mondo alieno di Alessandro Vairo

Non c’è arte in cui l’essere umano riesca meglio che quella di abituarsi ad eccellere. O crogiolarsi nell’eccellenza, nel caso specifico di noi italiani. Sembra che ormai non riusciamo neppure a tenerci stretti i fiori all’occhiello del saper fare nazionale, senza lasciarli magicamente divenire, da motivo di vanto, a grottesco cibo-spazzatura destinato a saziare gli appetiti del pubblico ludibrio. O forse non lo siamo mai stati, ma ammetterlo implicherebbe assumersi fin troppe responsabilità ora. Nel dubbio, meglio continuare a recitare la comoda parte degli stranieri in patria: italiani sempre più italieni (ed anche un po’ italioti, per dirla alla Michele Serra), sedicenti auto-invasori da strapazzo, alla ri-conquista di un pianeta che ci sta inesorabilmente sfuggendo di mano, fagocitandosi ingordo gli ingredienti-talenti di un’antica ricetta di successo dal sapore dimenticato.
Tutto questo, e molto altro ancora, è ciò che anima l’immaginario del giovane illustratore che vi presentiamo oggi: Alessandro Vairo. Classe ’83, appassionato da sempre alla comunicazione visiva, Alessandro spazia dalla grafica all’illustrazione, fino all’artigianato, attraverso l’ausilio dei materiali più disparati, in un fresco e contemporaneo connubio tra rispetto per il passato e lungimiranza verso il futuro, che sa tanto di fantascienza sì. Come nella migliore delle storie illustrate che si rispettino, d’altronde.

Nato con la matita in mano. È così che si inizia a disegnare?
Da quando ho memoria, è sempre stato il mio interesse principale, in qualsiasi momento e luogo. Un’attitudine naturale e innata, che non mi ha mai più abbandonato.

Parliamo d’ispirazione, quest’autentica sconosciuta. Ti è mai capitato di sentirti costretto a doverla cercare? O arriva sempre per deduzione istintiva, in risposta al famoso talento naturale?
L’ispirazione non sempre è immediata, talvolta bisogna riuscire ad interrompere tutti i processi mentali, creando la condizione ambientale ideale per ottenere dei risultati soddisfacenti. Spesso, mi capita di trovare la via giusta attraverso delle associazioni mentali, che, da un contesto diverso, mi connettono immediatamente a quel vago ed impreciso pensiero iniziale, concretizzandolo. Alcune volte invece, l’idea si manifesta in modo del tutto naturale. Ed è un momento di vera esaltazione, in cui non esiste nient’altro!

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Lavori molto con, e per la musica. Com’è nato questo piccolo grande amore?
La musica è creatività allo stato puro, in assoluto uno dei temi più interessanti e variegati che ho avuto la fortuna di approcciare finora. Il tutto è iniziato lavorando per qualche manifestazione sonora, e successivamente collaborando con un’associazione culturale, Musical Zoo, che organizza festival musicali, con cui ho un rapporto continuativo da qualche anno ormai.

In musica, come nell’illustrazione, il dibattito è all’ordine del giorno. Digitale o analogico? Mano o Photoshop? Quale tipologia di tecnica prediligi per i tuoi lavori?
Non riesco a negarmi a nessuno dei due ambienti, poiché fanno entrambi parte della mia visione artistica, essendo sia un illustratore, sia un grafico. Amo utilizzare i materiali più svariati, e al tempo stesso servirmi dell’elaborazione digitale, che mi permette di arricchire o creare da zero elementi visivi. Il mio approccio, in ogni caso, parte sempre dal disegno manuale: che si tratti di un bozzetto da utilizzare come base, oppure che sia parte fondante della tavola.

Ti dividi tra grafica ed illustrazione. Qual’è secondo te il futuro della comunicazione visiva? C’è ancora spazio per il disegno a mano in tempi come questi, o dobbiamo rassegnarci a venire presto soggiogati dalla plastica e stucchevole perfezione delle macchine?
L’impressione è che tutto si stia spostando verso il digitale, grazie anche, e per colpa, del fattore tempo/prezzo. Questo non per forza è detto che vada a limitare la creatività e lo stile delle persone che lavorano in questo mondo, ma ci può essere un rischio di omologazione nel momento in cui gli strumenti sono uguali per tutti, e l’utilizzo di un proprio bagaglio artistico diventa sempre più semplificato e assistito dal software.
Per mantenere viva la personalità soggettiva di ognuno, per me è ancora necessario ed imprescindibile un legame con il disegno a mano libera.

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Cercando qualcosa su di te, ho letto che sogni il “viaggio lento”, come forma di conoscenza ed approfondimento culturale. Cosa intendi di preciso con questa espressione?
Viaggiare lentamente al momento sembra una vera utopia, un sogno a tutti gli effetti.

Hai mai provato a figurarlo attraverso il disegno?
Forse sarò un sognatore, ma da qualche anno ho scoperto il mondo del cicloturismo, anche se la parola turismo gli va un po’ stretta in effetti. Nel quotidiano mi sposto in bicicletta e, quando ne ho la possibilità, carico le sacche laterali e parto per un viaggio. Questo è il mio personale modo per conoscere davvero i posti che mi affascinano, vivendoli in prima persona, ed abbattere così i luoghi comuni cui siamo sottoposti, entrando in diretto contatto con la gente che li abita: il più delle volte, persone generose e desiderose di condividere le loro esperienze, i loro pensieri o semplicemente un bicchiere d’acqua.
Girando l’Italia da nord a sud, in assoluto mi ha colpito il mutuare graduale dei dialetti e della fisionomia delle persone. Il “lento” è fondamentale, poiché, più si riduce la velocità, maggiore sarà la percezione di quello che ti sta attorno. Il mio book degli schizzi mi accompagna sempre, ed un giorno forse partirà con me, in un viaggio tutto da illustrare!

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Si riesce a vivere disegnando, oggi?
Sì è possibile, anzi per me è essenziale per andare avanti. È la passione che ti permette sempre di ricercare il miglioramento, anche quando il mondo del lavoro e la committenza ti mettono a dura prova.
Come disegneresti la vita di Alessandro? Facci un ritratto di te, e delle tue giornate. A colori o in bianco e nero, come preferisci. Che tecnica useresti per dipingerle?
La disegnerei probabilmente come le tavole che realizzo per me stesso. Un bianco e nero secco, a biro, con un’infinità di linee e d’intrecci, intervallata a volte da colori accesi, in RGB per raggiungere le scale più luminose.
Un artista, uno scrittore, un filosofo, un personaggio culturale di riferimento, a cui senti di dovere molto?
Maurits Cornelis Escher, un personaggio senza tempo di una genialità incredibile, da sempre grande fonte d’ispirazione.
C’è qualcosa/ qualcuno che odi?
Le persone immobili.

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