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Questa vita tuttavia mi pesa molto
27
Ott

Questa vita tuttavia mi pesa molto, storia di Rembrandt Bugatti

Ciò che fa di Edgardo Franzosini uno scrittore diverso da qualsiasi altro è la sua capacità di raccontarci storie vere di personaggi, generalmente poco noti, che sembrano inventati per quanto sono fuori del comune. In questo libro Franzosini ci regala un’altra delle sue ipnotiche “vite immaginarie” percorrendo, con quella visionarietà e quella levità che lo contraddistinguono, la breve, singolare esistenza dello scultore Rembrandt Bugatti, divenuto celebre negli anni Dieci del Novecento per i suoi bronzi raffiguranti animali, di preferenza non domestici: tigri, giaguari, pantere, elefanti, leoni.
 Fratello minore di Ettore Bugatti, il fondatore della omonima casa automobilistica, Rembrandt visse in una sorta di struggente empatia con i suoi “modelli” – babbuini, elefanti, gazzelle, pantere e leoni – fino ad essere colpito da una dura depressione quando, con lo scoppiare della Grande Guerra, lo zoo di Anversa decise di abbattere alcuni degli esemplari da lui tanto amati. Franzosini ci regala una biografia elegante e dotata di un sottile humor, che caratterizza lo stile dei suoi lavori da sempre, uscita a settembre per Adelphi: Questa vita tuttavia mi pesa molto.

Ritratto di Rembrandt Bugatti

Ritratto di Rembrandt Bugatti

Riporto qui sotto un estratto molto bello che spiega in poche righe il personaggio di cui stiamo parlano e la sua straordinaria storia.

Ormai Bugatti può ritenersi soddisfatto della propria carriera artistica. È uno scultore piuttosto noto in Francia, in Italia, in Belgio. Ma ha dovuto superare non poche incomprensioni, non poca diffidenza. 
Il primo ostacolo era stata la volontà del padre, che per lui immaginava una carriera da ingegnere. Da ingegnere ferroviario, per la precisione. Di artisti in casa ce n’erano già troppi. Cambiò idea solo il giorno in cui scoprì nel suo studio, sotto un panno umido, un gruppo di terracotta – un pastore che guidava tre mucche – che Rembrandt, all’epoca nemmeno quindicenne, aveva plasmato con le sue mani. 
E poi lo scarso entusiasmo dimostrato da Adrien-Aurelién Hébrard, il proprietario della galleria d’arte di rue Royale 8 e della fonderia nella quale Bugatti fa fondere, a cera persa, gli animali che modella nella plastilina. Secondo Hébrard, era il nome stesso di quel ragazzo a intimidirlo, perché evocava troppa gloria, troppa arte.
Comunque sia, i giornalisti e i critici hanno cominciato, anno dopo anno, ad accorgersi di lui, a considerare prima con riguardo e poi con ammirazione le opere che realizza. Soprattutto qualcuno ha intuito l’eccezionalità del rapporto fra Rembrandt e i suoi modelli. Ciò che distingue il talento di Monsieur Bugatti, scrivono, è la conoscenza esatta delle abitudini e dei comportamenti degli animali: sembra che abbia vissuto con loro, che possa comprenderne ogni movenza e ogni espressione. Altri rimarcano senza timore che Rembrandt Bugatti non solo ama gli animali in quanto artista, ma li ama anche come uomo, di un amore che si spinge sino alla tenerezza.
È quindi l’uomo che aiuta lo scultore a cogliere tutti i sentimenti che gli animali sono in grado di manifestare e a distinguere un sentimento dall’altro – la collera, l’affetto, l’amore materno – quasi che si trattasse di esseri umani. Se si parla così tanto di lui, scrivono, è perché gli animali di questo scultore non assomigliano per nulla a quelli che gli altri artisti ci hanno fatto vedere sino adesso. E se un critico mette in evidenza come ci sia in Bugatti uno studio più coscienzioso della loro carne, una percezione più netta del loro pelo, del loro piumaggio, un altro sottolinea come sia proprio grazie al suo coraggio, alla sua volontà e anche alla sua pazienza che il risultato ottenuto è quello che tutti hanno sotto gli occhi

Con gli animali Bugatti ha sempre vissuto in una sorta di struggente empatia, passando ore e ore davanti alle gabbie del Jardin des Plantes, a Parigi, o negli splendidi edifici orientaleggianti dello zoo di Anversa, a guardarli vivere, muoversi, mangiare, soffrire – identificandosi totalmente con loro.

Questa vita tuttavia mi pesa molto è una storia autentica, arricchita di dimestichezza letteraria, ed è il connubio che più amo quando apro un libro e comincio a leggerlo.

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