Blog Graffiti

L'attimo è nel caos.
11
Gen

the artist: KOSO

Mi ricordo da ragazzina il primo approccio con le tag. Andrea era il mio migliore amico, il primo che aveva introdotto nel nostro gruppetto lo skateboard e le scritte. Non eravamo un gruppetto di quelli di cui si parlava, ci ubriacavamo al baretto dell’oratorio per intenderci, eravamo innocui in una città innocua. Però ci piaceva quel senso di libertà e di trasgressione che il punk, il rap, lo skate e le bombolette ci trasmettevano. Non mi ricordo la tag di andrea, la mia invece era tremenda: Rape.

Parliamo di chi invece si è buttato sui muri con tutto se stesso, e parliamo di gente che ha cominciato nel 1997, quando io dovevo cominciare le scuole elementari in pratica; scritte che se ti trovi in giro per Bagnoli (ce la cantava anche Edoardo Bennato, per chi avesse avuto un padre in fissa coi cantautori come il mio), ancora puoi leggere sui muri. Si chiama Koso, alias Umberto Lodigiani, classe 1982, e fa parte della Hardcore Crew. Quella che se segue è una chiacchierata su il come, dove e perché la street art a Napoli, e la trasformazione di Koso in Umberto.

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KOSO è la mia tag dal 1997, prima provavo a scrivere Seo o altre cose del genere, ma ero piccolo e capivo poco: senza internet, disegnavo con gli spray del ferramenta, poi Duplicolor e Multona, poi arrivarono le Montana. La normativa non era ancora così rigida o anche non ce ne fregava più di tanto; treni, muri, ovunque.. ci divertivamo! Poi ad un certo punto volevo più colori, volevo disegnare di giorno e passai ai muri legali, dove ho la possibilità di disegnare più serenamente. Oggi faccio graffiti, partecipo a jam ed eventi, mi piace collaborare con diversi artisti, faccio tele e partecipo anche a qualche mostra di tanto in tanto. Mr. Koso, invece, è un appellativo acquisito tramite conversazioni con amici stranieri.

La mia crew si chiama Hardcore ed è composta da ottimi elementi: Slork che disegna da prima di me e che in questo momento si trova a Berlino,

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Diky che è il fondatore della crew e un ottimo puppettista

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Wuk: fantasista sia a spray che a pittura

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Foko che mi ha dato una mano a fare il mio primo graffito, eravamo in crew assieme anche a Diky all’inizio; la crew si chiamava Kpz.
Poi c’è Pheno che assieme a Slork un forte stampo newyorkese nel suo lettering, Krom che attualmente vive a Berlino da diversi anni e che ogni tanto torna a farci visita. E Nilo, artista a 360 gradi, da tele a videomaker, passando dai graffiti. Nella mia crew ci sono writer attivi da molti anni, ognuno col suo concetto di graffito e ognuno con la propia fotta. Non disegnamo sempre tutti e 8 assieme a causa di tempistiche e impegni diversi, ma quando succede è una bomba.
Tutti bravi ragazzi!’

La scena napoletana, stando ad alcune statistiche è quella più fiorente e attiva in tutta Italia, i ragazzi fanno jam, è un reale momento di condivisione e armonia, nonostante gli anni passino e lo stile di questa arte si evolva costantemente.

‘Quando ci capita di disegnare con qualcuno della prima generazione è bellissimo, sento tutta la loro energia, sono come dei saggi per me ed è molto importante che ci sia rispetto e impegno, senza questi non si cresce. Succede anche che tra crew ci mischiamo, e quindi io faccio un pezzo con i Capras o i Wild Boys e viceversa. Anche tra i nuovi nomi c’è chi si sbatte e produce belle cose, è bello vedere ragazzi più giovani che con impegno e rispetto cercano di migliorarsi ed è a questi che va tutta la mia stima.
io e la mia crew non ci siamo mai tirati indietro, ci siamo sempre messi in gioco soprattutto per tutelare questi ragazzi; abbiamo creato un’associazione, si chiama Bereshit ed è attiva sul territorio dal 1999. Il gruppo di amici che ci supporta e al quale sono fiero di appartenere si chiama Bagnoli Kingz, abbiamo legalizzato delle superfici dove ogni anno vengono a disegnare un botto di amici.

La prima jam che abbiamo organizzato era a Nisida sul mare e porta dal data del 14 Giugno 1999. Per l’epoca è stata davvero una grande jam. Da lì abbiamo iniziato a lavorare sia nel settore pubblico che privato, abbiamo partecipato a vari progetti nazionali, abbiamo anche fatto dei veri e propri corsi di graffiti nelle scuole pubbliche. Tutte cose belle e divertenti che ci hanno formato e ci hanno dato la possibilità di fare tanto’.

Per Koso e per la Hardcore le porte della loro città sono sempre aperte; artisti di altri paesi e vecchi amici sono i benvenuti, e l’amore per quello esce dalla Campania e raggiunge tanti altri posti.

‘Quando ho la possibilità vado a visitare e a disegnare in qualche città che mi affascina, spesso contatto writer locali ed è bello disegnare con loro e conoscere nuova gente. I graffiti sono una parte molto importante della mia vita oggi’.
‘Il Writing  è socialità, stare assieme e vivere emozioni e feeling unici.
Ogni volta che si interagisce sul muro con più artisti, si crea una magia unica, un intreccio di idee, di stili e di conoscenze.
Il writing è anche sana competizione, nel corso della mia vita ho curato per diversi anni corsi gratuiti di ”writing” qui a napoli, e la prima cosa che dicevo ai ragazzini era questa: ”Un buon writer, è prima di tutto un buon atleta!”. credo che avere un corpo agile ed allenato, ci permetta di realizzare meglio e prima elaborati complessi.
il mio stile lo considero molto personale, ogni effetto, ogni linea nasce da me, dalla mia reinterpretazione del mondo, di quello che ho attorno, di quello che vivo e percepisco’.

A un certo punto Koso diventa, o almeno torna a essere Umberto Lodigiani, e la street art diventa una prima mostra personale che alla fine del 2014 è stata allestita a Napoli e si è ripetuta al PAN questa estate. Le opere di Umberto sono ovviamente ispirate dai graffiti, dall’arte metropolitana e dall’ambiente che lo circonda.

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”Quando lavori in un contesto legale non c’è più bisogno di nascondersi dietro uno pseudomino, al contrario c’è la voglia di mettersi in discussione in maniera più personale e professionale. Questa mostra non è punto di arrivo ma un punto di partenza. I miei lavori sono realizzati con tecnica mista e nascono dalla strada. L’idea è quella di trasferire l’aurea underground e il sapore di strada, dal muro alla tela, quindi trasformare l’elaborato da opera pubblica ad arte privata. È proprio questo uno dei miei obiettivi principali: far provare la sensazione di portarsi a casa un pezzo di muro totalmente reinterpretato. Mi piace molto rielaborare il concetto di lettering su tela riadattando spazi e forme, senza rinunciare alla vivacità dei colori, all’imponenza e alla dinamicità delle geometrie”.

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Nonostante mostre, posti al chiuso e quadri, puoi togliere un ragazzo dalla strada, non puoi togliere la strada dal ragazzo.
”Al momento continuo a realizzare diversi graffiti durante la settimana su superfici legalmente autorizzate, commissioni private, progetti europei, laboratori di sprayart e, ovviamente, lavoro alle mie tele. Trovo molto stimolanti le collaborazioni con vari artisti e ho da poco ultimato delle tavole realizzate a quattro mani, che ancora devo esporre. Inoltre durante l’anno mi capita spesso di andare a disegnare in vari eventi disseminati per l’Europa. Questa è la strada su cui certamente voglio continuare”.

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