Blog Graffiti

L'attimo è nel caos.
throwback thursday
26
Nov

Throwback Thursday: 1972

Incredibile come il tempo passi. In questo Trowback Thursday parliamo del 1972, un altro di quei anni un po’ malcagati, che invece ci hanno portato innovazioni, ritrovamenti e un po’ come tutti gli anni ’70, un bel po’ di morti e sommosse.
È l’anno in cui Bill Gates e Paul Allen fondano la Traf-O-Data, azienda che dopo poco si sarebbe trasformata nella Microsoft. Viene presentata alla stampa la Magnavox Odyssey la prima console per videogiochi al mondo. Inizia l’era dei videogiochi come fenomeno culturale e commerciale di massa. Immaginatevi se nel 1972 avessero cestinato questa idea, una fetta di cultura moderna non sarebbe esistita.
In italia comincia la saga Andreotti, con il primo governo monocolore DC, di cui non farà parte Forza Nuova. Continua anche la saga riguardante la strage di Piazza Fontana, Franco Freda e Giovanni Ventura vengono condannati in quanto responsabili del bagno di sangue. Viene eletto Enrico Berlinguer segretario del PCI, diventando un’icona politica e di pensiero fino ai giorni nostri.
La Pietà di Michelangelo viene deturpata a martellate da un folle australiano di origini ungherese: László Tóth, 33 anni. Gli anni di Cristo. La Pietà viene danneggiata al naso al braccio sinistro e ad una mano.
In quanto a roba ritrovata, le acque di Riace regalano a Stefano Mariottini, giovane sub romano, due statue in bronzo del V secolo a.C. ottimamente conservate. Diventeranno famose in tutto il mondo come i Bronzi di Riace
Durante le olimpiadi di Monaco di Baviera, un commando di terroristi palestinesi irrompe nel villaggio olimpico, uccide due componenti della squadra olimpica israeliana e ne prende in ostaggio altri nove. Il tentativo di liberazione da parte delle forze dell’ordine finisce in un bagno di sangue. L’episodio diventa tristemente noto come il massacro di Monaco. In Irlanda del Nord, a Derry , i paracadutisti britannici aprono il fuoco sui manifestanti cattolici per il È il Bloody Sunday, le vittime sono 13.
A partire dalla fine degli anni sessanta il clima politico dell’Irlanda del Nord era divenuto assai violento a causa del conflitto che opponeva i sostenitori dell’appartenenza della provincia al Regno Unito ai fautori della riunificazione dell’Irlanda. I primi, detti unionists, erano protestanti o di nascita protestante, discendenti dei coloni britannici giunti in Irlanda a partire dal XVI secolo, e costituivano i due terzi della popolazione nordirlandese. I secondi, detti nationalists erano cattolici o di nascita cattolica, discendenti degli antichi irlandesi, ed erano il restante terzo della popolazione ma anche la grande maggioranza sull’intera isola.
Da secoli gli unionisti detenevano il monopolio del potere politico e la gran parte delle risorse economiche, emarginando i cattolici. Nel 1970 l’organizzazione clandestina irlandese IRA (Irish Republican Army) aveva cominciato un’intensa azione di guerriglia contro l’esercito britannico e la polizia nordirlandese, la Royal Ulster Constabulary, difensori dello status quo e schierati con gli unionisti. Dal canto loro le formazioni armate unioniste (soprattutto l’UDA e l’UVF) facevano fuoco sui cittadini cattolici non riuscendo a individuare i membri dell’IRA.
La vita civile era ulteriormente sconvolta dagli scontri di piazza che opponevano i giovani protestanti e cattolici, e questi ultimi ai reparti antisommossa dell’esercito britannico e della polizia. Fra le tante norme speciali emanate dal governo unionista si faceva riconoscere l’internment, ovvero la possibilità per le forze di polizia d’imprigionare una persona a tempo praticamente indefinito, solo con l’approvazione del Ministro degli Interni dell’Irlanda del Nord, senza processo.
La situazione era tale che già centinaia di nordirlandesi in gran parte repubblicani si trovavano in carcere senz’alcuna prospettiva di esser rinviati a giudizio oppure rilasciati; la manifestazione di Derry era organizzata dalla NICRA (Northern Ireland Civil Rights Association) e in realtà era solo una delle tante che si tenevano nell’Irlanda del Nord per protestare contro questa negazione di basilari garanzie procedurali.
Paul McCartney dedicò alla strage il singolo “Give Ireland Back to the Irish”.
In italia viene presentato nelle sale cinematografiche il film Il padrino diretto da Francis Ford Coppola interpretato, fra gli altri, da Marlon Brando. Il film tratto dal romanzo di Mario Puzo, narra le vicende del boss mafioso Vito Corleone e della sua banda.
A john lennon scade il visto per gli USA e comincerà una battaglia lunga tre anni per rimanere nel paese.
E poi arriva Andrea Nelli, che nel 1978 pubblicherà un libro tratto dalla sua tesi di laurea dal titolo ‘graffiti a new york’. Era però il 1972 quando per la prima volta vide a NY delle scritte nere fatte con lo spray nella subway. Io vi riporto la premessa di questo libro fighissimo, uscito con Whole Train Press, in cui viene raccontato come nasce il graffito, come si evolvono i canoni estetici, il lifestyle del graffitaro e la fedeltà al nome che portano e le regole della strada tra chi fa i pezzi.
‘Quelle scritte erano perentorie e misteriose, mi facevano fantasticare. Le pensavo come strani ideogrammi che, saputi interpretare, racchiudevano il segreto di New York. Fui ancora più affascinato quando scoprii che erano nomi probabilmente inventati: BIG-O 116, EVIL ERF 14, RAT FINK, HULK 62, SUPER KOOL 223. Tornando a New York nel luglio dell’anno successivo, trovai l’intera rete della subway, e molte zone di Manhattan, ricoperte di scritte. I media le chiamavano Graffiti. (…) Avevo la sensazione di trovarmi di fronte a uno straordinario evento creativo, al di fuori di ogni schema. I concetti di bello, brutto con i quali si è soliti classificare i prodotti artistici, erano per me privi di senso. I graffiti non erano né belli né brutti. Semplicemente, erano. Nel 1976decisi di tornare a New York e studiare questo oggetto per farne la mia tesi di laurea in Lettere. (…) il graffito ha una circolazione su tutta l’area urbana e si impone alla vista di centinaia di migliaia di persone. Diventa così un messaggio concorrenziale con quello dei mass media, suscitando l’allarme prima e l’attività repressiva poi,, da parte dell’establishment. (…) ben presto mi resi conto che possibili canoni di giudizio sui graffiti non potevano essere attinti da estetiche preesistenti, ma dovevano essere dedotti dal sistema di regole che gli autori stessi si erano imposti per tacita convenzione. Capii che non sarebbe stata possibile una valutazione del prodotto senza tener conto della personalità dell’autore.(…) nel mondo folclorico la figura dell’autore non è rilevante. Nel mondo dei graffiti al contrario, l’autore sottolinea la propria individualità attraverso il prodotto stesso: la firma è il quadro’.

http://graffitianewyork.net

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