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L'attimo è nel caos.
The New Romantics
3
Dic

#THROWBACKTHURSDAY: THE NEW ROMANTICS

Ogni tanto mi faccio un giro su Retronaut. Se non sai cos’è Retronaut, c’è google a spiegartelo. Spizzavo qualche foto, qualche articolo, pensando che alla fine può anche non interessarci un unico anno, tutti i movimenti culturali hanno avuto una nascita, una vita e infine un affievolimento (attenzione, perché le modeh non muoiono mai).
Insomma, mi imbatto in una bella uscita recente, un libro fotografico di Graham Smith intitolato ‘We can be heroes: London Clubland 1976-1984’, una serie di scatti che ritraggono la scena club londinese dei New Romantics, visti dall’interno. Cioè, non dentro di loro in quanto corpi cavi, visti dall’interno un po’ più fuori.
Smith ha recensito visivamente questi personaggi in qualità di fotografo inufficiale dei club di Londra, disegnando ritratti di alcuni dei membri chiave di questa scena, che trasformò la vita notturna della città e lanciò icone come Boy George, Spandau Ballet, Sade e Stephen Jones. In poche parole, Smith ci racconta come è arrivato a concludere una raccolta del genere:
“quand’ero un teenager, vedere i Clash e i Sex Pistols cambiò la mia vita. Il Punk era un potenziamento del messaggio ‘alza il culo e fa’ qualcosa di creativo’; la mia arma era la macchina fotografica. Volevo fotgrafare le band.. e così lo feci. Mi sono messo a scattare nei clubi e nei concerti punk, ho avuto quei negativi in giro in casa per anni, la maggior parte mai stampati. Due anni fa lo spirito punk che è in me si ripresentò, ed ebbi immediatamente la necessità di spolverare quegli scatti e produrre finalmente questo libro. La prima cosa che ho fatto è stata chiedere a Chris Sullivan, il fulcro di tutta questa azione, di scrivere i testi. Chris è uno dei più grandi pionieri della club culture londinese, non solo era il frontman dei Blue Rondo a la Turk (band fortissima nel periodo), ma il suo locale, l’Hell, era leggendario, spinse la scena un uno stato di profonda depravazione, e la cosa ci piaceva parecchio. Nell’83 ha aperto il Wag Club e lo ha condotto per 18 anni, occupandosi lui stesso di tutto, dal dj set alla grafica dei flyers e degli interni.
Quindi ce l’abbiamo fatta: il libro uscirà prima di Natale, grazie a Unbound, in versione numerata con delle stampe firmate.’
https://unbound.co.uk/books/we-can-be-heroes
Ok, adesso vi spiego chi c’è dentro a questo libro.
Il movimento dei New Romantic ha due città native, più o meno simultanee, che sono Londra e Birmingham. A Londra crebbe grazie a David Bowie e Roxy Music, per espandersi poi in tutte le zone da nightlife della città, compreso il Blitz, una vineria da cui nascerà anche uno dei soprannomi dei pionieri di questa cultura (a volte chiamati ‘blitz kids’) in cui veniva organizzata una serata al martedì dal nome ‘Club for Heroes’: sono i padroni di questi posti e il loro modo unico di vestire che attirano più di tutto l’attenzione. Steve strange, organizzatore di serata nella London, lavorava alla porta dell’Egan e come DJ al Blitz. Il club divenne famoso perché la selezione all’entrata era decisamente rigorosa, nel senso che se non eri vestito come un vero Creativo, non entravi. Una volta non è entrato nemmeno Mick Jagger, fai te.
A Birmigham il New Romantic prende forma tramite la moda. È nel 1975 che il negozio di Kahn and Bell, l’Hurst Street, apre e attira clientela incuriosendo con design elaborati e teatrali, in una visione futuristica di elementi della cultura egizia, africana e dell’estremo oriente; alcuni dettagli che vedremo come simboli di questo movimento. Nell ’77 cominciano già a farsi sentire le prime piccole influenze nei club, che vedevano partecipi Martin Degville, Boy George e Patrick lilley in pub come il Crown o club come il Romulus e il Barbarella.
Il look New Romantic si propagò come un’onda fino al negozio di Helen Robinson a Covent Garden, il PX, che divenne uno dei fulcri dello stile e da cui nacquero le collezioni più prestigiose di questa corrente; si prese anche un paio di reviews di quelle grosse, come i-D magazine e The Face. A completare l’opera ci si mette Vivienne Westwood, già imbazzata col punk e il suo socio in affari-e non solo- Malcolm Mc Laren; Vivi portò in auge la ‘pirate collection’, e chi non si ricorda Boy George in Right Round? https://www.youtube.com/watch?v=PGNiXGX2nLU
Diciamo che in termini di stile si oppone a quello che era il punk, con la sua austerità e l’atteggiamento ‘anti-fashion’ (se sapessero adesso le t-shirt che produce H&M, ciao). Entrambi i sessi erano vestiti in maniera ambigua o con look androgini e si truccavano pesantemente; questo gender bending fu abbastanza evidente in personaggi come Boy George e Peter Robinson, aka Marilyn.
In tutta questa intro fatta di vestiti, club e gente strana, mi sono quasi dimenticata di raccontare che il New Romantic non è solo un movimento culturale di facciata, bensì porta con sé anche dell’innovazione in campo musicale. Tutte le band emerse da questo periodo divennero infatti delle aficionados dei synth, servendosene per creare un misto tra la pop music e il rock degli anni ’70, quello un po’ meno schitarrone. Quello che viene fuori si chiama Synthpop, che comunque già negli anni ’60 era stato più o meno preformato all’interno della electronic art disco (o Kraut Rock), come ad esempio dai Kraftwerk, la collaborazione di Bowie con Brian Eno e i Yellow Magic Orchestra. Tra i vari fruitori dei synth in quegli anni ci portiamo dietro i Duran Duran, i Visage e gli Spandau Ballet; i primi per esempio arrivavano da Birmigham e si sono fatti riconoscere grazie alle ritmiche dance-oriented mischiate a quelli che sono i primi suoni da synth, ancora duri e sterili.
Quindi hanno le facce giuste, i posti giusti, lo stile giusto e fanno la musica giusta.
Il New Romantic arriva in America grazie a MTV nel 1982, e saranno soprattutto i Duran Duran a portare alta la bandiera inglese, e quella dei Blitz Kids.
Una reazione americana al movimento from the UK c’è stata, più o meno alla metà degli anni ’80 con l’ascesa dell’heartland rock e il roots rock. I soliti patriottici. Mentre in Gran Bretagna, ormai a quasi dieci anni dalla nascita del NR, cominciano a farsi spazio le band indie rock, con gli Smiths davanti a tutti, e i blitz kids lentamente si reinventano.
Negli anni ’90 ancora qualche reminescenza del New Romantic si fa spazio nel vasto modo delle culture musicali: è il Romo, abbreviazione di Romantic Modernism, che mantiene viva la linea glam degli anni ’80, concentrandosi in un paio di club come Club Skinny e Arcadia.
Nella speranza che la musica e la cultura sorpassino questo momento un po’ particolare e che il New Romantic torni di moda quando io sarò cibo per vermi, concludo con alcune parole del nostro amichetto Graham Smith, di cui ho parlato sopra, perché è difficile mettersi in bocca parole senza aver nemmeno vissuto ciò di cui stai parlando. E non stante a me il glam faccia cagare, è anche bello leggere delle testimonianze che nel loro piccolo ti spiegano cosa cambiava, e perché tutto questo succedeva.
‘il punk che aveva nutrito la mia adolescenza, era morto. Entrai un bar sotterraneo a Soho chiamato Billy. La musica di Kraftwerk pompava forte dalle casse, sembrava che il futuro fosse arrivato in anticipo. C’erano diverse coppie molto androgine, che ballavano stile robot, come delle riproduzioni di soldatini da gioco. Mi ricordo di aver visto qualcuno indossare un ferro da stiro come cappello. Da dove arrivava tutta sta roba? Il look sembrava retro, ma sembrava assurdo come invece fosse proiettato nel futuro. E quindi la settimana dopo tornai.
La stampa ci nominò i New Romantic, ma non gli demmo attenzione, eravamo troppo impegnati a divertirci. Eravamo diventati una gang, il cui stile di vita era il club: Billy, il Blitz, Le Beat Route, il Mud Club il Wag, il Dirt Box. La vita notturna era il nostro carburante, la nostra famiglia, luoghi in cui soddisfare le nostre ambizioni. Eravamo narcisisti, edonistici, ma soprattutto ci ispiravamo l’uno con l’altro, e non avevamo freni: tutto girava attorno alla ribellione, la creatività, essere te stesso sempre dentro e fuori. Al tempo nessuno aveva soldi, e non ci importava, non avevamo paura del fallimento; ognuno aveva un ruolo da interpretare, eravamo tutti una rotella di un ingranaggio bizzarro, che si muoveva verso dei territori inesplorati. Potrà suonare presuntuoso, ma questo perché noi ERAVAMO presuntuosi, alcuni più degli altri. Ma assieme sentivamo il potere di fare qualunque cosa, spinti dall’energia della nostra giovinezza’.

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