Blog Graffiti

L'attimo è nel caos.
Victor Roman
25
Nov

Victor Roman, in nome dell’arte

All’inizio ero andato alla Parson ( scuola di design) per fare llustrazione, disegno e pittura. Poi qualcuno mi ha raccontato di come fosse difficile sfondare nelle belle arti, e che avrei potuto fare molti più soldi con il graphic design

Victor Roman racconta molto candidamente il suo excursus all’interno del mondo dell’arte. Victor Roman ha cambiato idea riguardo l’arte e ha cominciato a disegnare loghi a pochi soldi, cercando nel frattempo di sviluppare i suoi interessi di notte e nei weekends. Questo equilibrio rimase costante per un breve capitolo della sua vita, fatto di giorni spesi nel mondo del design e dello streetwear, e di notti fatte di dipinti e tele. Il suo stile ha catturato l’attenzione di brand tipo Nike, Marc Ecko e Staple, che sono diventati alcuni dei suoi primi clienti una volta uscito da scuola.

Non ho mai perso di vista la pittura, ma non mi sono mai creato una nicchia attorno. Mi sarei anche rotto di lavorare negli studi di design, è diventata una routine, ripetitivo.

Eventualmente, potrebbe trovare quella nicchia di cui parla con la sua serie The Camo Project, un’esplorazione dei classici pattern militari attraverso una lente contemporanea. Roman ripercorre il suo amore per il camouflage fino alla sua infanzia, passata nel Lower East side.

Sono davvero grato al posto in cui sono cresciuto, mio padre era un ex militare che guidava il bus, mia madre lavorava nel campo sociale, aiutava i senzatetto della città.

Victor Roman si ritiene fortunato per essere cresciuto in un ambiente in cui tutti avevano cura della città.
Il suo amore per New York è illimitato, e tornano alla memoria mille momenti della sua crescita nella città, come quando i suoi genitori raccontavano delle prime volte che Keith Haring si faceva vedere in giro, o quando girava con lo zio , un artista emergente molto eclettico.

Anche solo vivendo nel cuore della alphabet city puoi sentire tutte queste culture attraversarti. Ci sono i fattoni, i pittori, i punk, c’è tutto. Credo di sentirmi al mio posto solo qui, e di aver imparato a non giudicare i personaggi che mi circondano, perché alla fine sotto alcuni aspetti ci assomigliamo un po’ tutti. E questa è una cosa che ha avuto un ruolo fondamentale nella mia vita

Camo Project ha cominciato a attrarre il pubblico, facendo sold out di stampe, e portando Victor Roman a parlare del suo progetto con muri commissionati e opere di vario genere. A lungo andare, Victor Roman ha cominciato a sentirsi schiacciato dal suo stesso lavoro, come se fosse ormai costretto a fare quello e basta.

Al giorno d’oggi è molto facile essere etichettati.un artista avrà un pubblico che lo riconoscerà solo per quella etichetta, e saranno suoi fan solo per quel lavoro, o quel progetto, perché è tramite quello che si è fatto conoscere ai più. E questa può essere una cosa grandiosa, ma anche un’arma a doppio taglio. Mi sono reso conto che Camo Project cominciava a starmi stretto, non riuscivo più a farlo coincidere con il tempo in cui stiamo vivendo, e quindi avevo bisogno di spostarmi verso qualcosa di nuovo

Dopo un periodo come designer per Foot Locker di giorno e pittore di notte, Victor Roman sbrocca.

Era come se stessi tradendo me stesso

e si butta quindi solo sull’arte. Molla il lavoro e si immerge nella pittura, e lentamente vede il suo lavoro prendere forma.

Il mio nuovo lavoro mi rappresenta in un modo in cui ho sempre sognato che mi rappresentasse. È aperto all’interpretazione, e non mi era mai successo prima d’ora. Ho fondato una galleria che crede davvero nell’arte e in questo tipo di progetti, ed è una sfida personale

Victor Roman ha inaugurato un’installazione chiamata Defragment settimana scorsa, al Rivington Design House; il suo passato è fortemente inserito in questi lavori, e si espande nell’era digitale, esplorando come un’intera generazione riesca a creare un equilibrio tra il fisico e il tecnologico. È molto semplice al giorno d’oggi caderne nel buco della tecnologia e questa sua ultima fatica confronta l’idea della crisi moderna su una scala d’osservazione decisamente maggiore.

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